Giovedì 09 Feb 2012
Social Network... cose da ragazzi? Stampa E-mail
Lunedì 18 Gennaio 2010 08:46

 

 

              Oggi riflettiamo su...


 

Prima internet, ora i social network: cose da ragazzi?
 
Come genitori e come docenti abbiamo da poco tempo imparato a conoscere e convivere con internet e con le sue potenzialità -arginando dubbi e preoccupazioni limitanti- che siamo chiamati nuovamente a comprendere altro ancora del mondo telematico. I social network -Facebook, Twitter, Myspace ....- nascono come “ulteriori” strumenti di comunicazione a disposizione delle persone dai tredici anni in su.
Ad esempio, Facebook nasce nel 2004 per opera di uno studente di diciannove anni dell'Università di Harvard con l'intento di mettere in contatto persone di uno stesso contesto (l'università) e per ricercare persone che si conoscono e che si sono perse di vista. Una sua espansione ha poi messo in connessione studenti di diverse università e in seguito anche studenti delle scuole superiori. Attualmente il social network è fruito da 350.000 milioni di persone nel mondo e 18 milioni in Italia (settembre 2009).
Per accedere al sito, che è gratuito e si sostiene con la pubblicità, bisogna “dichiarare” di avere almeno tredici anni. Utilizzo il termine “dichiarare” perché per accedere bisogna obbligatoriamente compilare il campo della data di nascita (e non esiste nessun tipo di controllo che possa verificare l'esattezza della data inserita!)  Conosco ragazzi con meno di tredici anni che si sono iscritti aggiustando un pò la loro data di nascita.
Questo fa sì che avere il proprio “profilo” su Facebook sia diventato quasi un must anche per gli adolescenti che forse non hanno tanto da ricercare persone già incontrate nel breve percorso di vita, ma sono attratte dal circuito di “amicizie” che si possono totalizzare sul network. Cosa significa? Per gli inesperti: ogni persona crea il suo profilo, con i suoi dati e informazioni che lo/la riguardano, e può richiedere di diventare “amico” di qualcuno che è già su Facebook con il proprio profilo, oppure può ricevere delle richieste di amicizia da altri che lo “riconoscono” attraverso il profilo creato. La persona può decidere se accettare l'amicizia richiesta e da quel momento il gruppo di amici che si forma condivide le informazioni che ogni membro immette. Niente male per darsi appuntamenti o passare foto e video girati o segreti per risolvere enigmatici giochi di strategia!
 
Forse alcune riflessioni è conveniente “condividerle” tra persone che si occupano di educazione e formazione dei giovani.
La prima. Quando un bambino impara a camminare, acquisisce in un tempo relativamente breve una competenza che lo rende sufficientemente capace e autonomo. Non per questo, tuttavia, i genitori permetterebbero lui di girare da solo per le strade della città, ma anche di un piccolo paese, se non con un tempo “più lungo” di addestramento ai comportamenti richiesti per evitare i pericoli della strada. Perché è compito dell'adulto? Perché il bambino che si accinge a muoversi in un contesto così complesso non può avere consapevolezza delle insidie nascoste, riesce a leggere solo ciò che è visibile, non riesce ad “anticipare” ciò che non appare: non ha consapevolezza che un auto potrebbe non fermarsi alle strisce pedonali e investire il pedone! Questa consapevolezza di pericolo, tuttavia, non impedisce al bambino di acquisire dimestichezza con il nuovo ambiente “strada” grazie proprio alla mediazione dei genitori che favoriscono così l’acquisizione di autonomia e padronanza del nuovo. Certo, qualche genitore fa eccezione e la sua paura e l’atteggiamento di evitamento rischia di procurare non pochi problemi al figlio che può sviluppare a sua volta insicurezza e paura del nuovo!
Nella maggior parte dei casi, tuttavia,  impariamo a muoverci bene grazie a quell’aiuto iniziale che ci ha spiegato come fare e a che cosa stare attenti!
 
Lo stesso “addestramento” dovrebbe avvenire anche per diventare consapevole dei rischi -e anche dei vantaggi- di una realtà complessa come i social network. Non sempre questo avviene perché sono meno gli adulti “competenti” di queste “piazze” virtuali e i ragazzi sono lasciati soli a navigare nel nuovo, con la spiegazione (che diventa anche convinzione) che i ragazzi sanno “smanettare” meglio, sono più capaci e queste cose le capiscono meglio degli adulti! Certamente vero: i bambini e i ragazzi recepiscono le novità e sono in grado di far funzionare i sistemi telematici sicuramente meglio della media dei docenti e dei genitori ma... ma non sono in grado, se non guidati, ad acquisire un uso consapevole dello strumento social network. Quale insidie potrà mai nascondere che non siano immediatamente comprensibili anche da un ragazzo? Intanto alcune funzioni vanno “disattivate” piuttosto che attivate: devo dire cosa “non voglio” che venga visto di quello che immetto sul mio profilo. La seconda è che devo avere molto chiaro cosa significa avere un profilo chiuso oppure aperto. Chiuso significa che non sono visibile a tutti, aperto che tutti possono conoscermi.
Questo aspetto mi porta direttamente alla seconda questione.
L'idea di avere “molti amici” è da sempre un parametro che conta per l'adolescente (e non solo!) perché è un indicatore di successo relazionale e di accettazione sociale con un conseguente aumento di autostima. La “corsa” ad allungare la lista di coloro che sono tuoi amici, potrebbe,involontariamente, confondere la condizione reale della persona, soprattutto se di giovane età! Potrebbe ingenerarsi l'idea che l'amicizia è “quella cosa che deve apparire” (il numero di quanti sono) e non la condizione affettivo-relazionale che permette di superare l'interesse solo verso se stessi ma che ci proietta verso l'altro con cui costruire appunto un rapporto di amicizia, che riguarda più l'essere che l'avere!
Detto questo, sono sempre più dell'idea che gli adulti “educatori” non possono trincerarsi dietro il “non lo so”, “non ci capisco nulla” quando si tratta di figli e alunni pre-adolescenti perchè certo la supervisione, il monitoraggio è fondamentale ma … dobbiamo “accompagnarli” nel diventare più consapevoli delle loro azioni. Mandereste vostro figlio dentro una palestra senza un istruttore, un coach che possa indirizzarlo nella scelta degli esercizi da fare? Potrebbe sbagliare, se lasciato solo, nella progressione degli esercizi e non “vedere” anticipatamente il rischio di una mossa sbagliata.
La prevenzione e l'insegnamento a fare, sono convinta, sono un buon investimento .. soprattutto se si tratta dei nostri figli, dei nostri alunni.
 
Manuela Rosci

 

Commenti

avatar Maurizio
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Penso che il sistema "educante" si debba fare veramente carico del problema. Sottovalutarlo è molto rischioso
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avatar riply
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Le persone soffrono sempre dalla loro DID proprio. In un primo momento si crea, divertirsi e ... diventano infelici. Ricordate lo sviluppo dei primi siti sociali? Noi tutti erano così incuriosito: più opportuinities per la comunicazione, ecc .. E cosa abbiamo adesso? I nostri bambini e noi, come bene (diciamo le cose con il loro diritto) non può immaginare il nostro unico giorno senza controllare tutti i nostri profili sociali. Non c'è da stupirsi che alcune persone siano stricktly contro i siti sociali ( http://www.tubehome.com/watch/half-a-billion- users-on-facebo ok ). Così, con tutti i plus internet ci offre, non possiamo dimenticare la vita reale, che va da qualche parte unfortinately da ...
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avatar video voyeur
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paragraphe vertigineusemen t intéressant, j'aime les vidéos voyeur free
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