Sabato 19 Mag 2012
Quando il genitore non collabora Stampa E-mail
Domenica 29 Novembre 2009 13:55

 

              Oggi riflettiamo su...


 

 Quando il genitore non collabora

Molto spesso i docenti mi pongono il problema: “Nell’ultimo colloquio abbiamo prospettato ai genitori di Lorenzo la necessità di fare un controllo perché il bambino non risponde adeguatamente, si distrae, le sue reazioni a volte non sono pertinenti, non capiamo di che cosa ha bisogno.”

Il problema credo sia molto conosciuto e anche piuttosto frequente. Spesso i genitori sono in difficoltà nel riconoscere il problema del figlio perché è sempre “doloroso” immaginare che il proprio figlio abbia qualcosa che non va!
Poter attivare una collaborazione efficace è lo scopo che il docente si prefigge, non sempre ci si riesce. Vediamo perché.
 
Potrebbe accadere che :
Il genitore
  • non abbia fiducia nella scuola, nei docenti e rifiuta qualsiasi osservazione sul proprio figlio
  • si sia reso conto dei problemi del figlio ma non ha la forza di ammetterli
  • non si renda conto dei problemi del figlio
I docenti
  • non sappiano come dire al genitore dei problemi che riscontrano nell’alunno
  • ritengano i genitori poco attenti e/o resistenti ad ogni segnalazione
  • abbiano già tentato di parlare con i genitori senza successo
Spesso lo stesso problema è vissuto da “punti di vista differenti” che inducono le parti –genitori e docenti- a viversi più facilmente in modo conflittuale che cooperativo. Il contenuto della conversazione (il problema che si espone ai genitori, ad esempio) può essere vissuto come un attacco non solo al proprio figlio, quanto a se stessi come genitori inadeguati, inefficienti. Nel mio lavoro psicopedagogico con i genitori non ho mai trovato nessun genitore che si volesse sentir giudicato inadeguato (seppure la preoccupazione di fondo dell’essere genitore è spesso quella di sbagliare, o almeno la preoccupazione c’è in tutti noi genitori!).
Involontariamente si scivola
dal CONTENUTO del colloquio
-     vogliamo capire se il nostro alunno/vostro figlio ha un problema
alla RELAZIONE tra adulti
-          stiamo decidendo chi è più importante,
-          chi ha più competenza a definire la situazione dell’alunno/figlio;
-          non abbiamo fiducia dell’altro (reciproca valutazione);
-          insistono nel non capire il problema (verso i genitori),
-          insistono nel non capire nostro figlio (verso i docenti).
Non sempre siamo consapevoli dei meccanismi che mettiamo in atto quando entriamo in comunicazione con l’altro e passare da ciò di cui dobbiamo parlare a come e quanto ci riconosciamo, quanta fiducia riponiamo nell’altro … la strada è breve e l’incomprensione pure!!
 
Credo che come docenti possiamo condividere alcune considerazioni:
  • non scegliamo i nostri alunni, tantomeno i loro genitori
  • i genitori sono una risorsa importante nel percorso formativo di un alunno
  • nessun genitore vorrebbe che il proprio figlio avesse un qualche “problema”
  • non possiamo attenderci che i genitori sappiano entrare in relazione con noi
  • i genitori possono aspettarsi che i docenti sappiano gestire e accompagnare le loro ansie di genitori di fronte ad un problema
  • se il genitore “non ha capito“ dobbiamo assumerci la responsabilità di trovare un altro modo perché raggiunga questa consapevolezza, senza attribuire all’altro la responsabilità di non aver capito
  • possiamo sperimentare altre strategie senza trincerarci dietro l’affermazione “abbiamo provato di tutto ma non capiscono!
  • Possiamo renderci conto che le strategie a nostra disposizione sono insufficienti e dobbiamo chiedere aiuto e/o apprenderne altre
Per quanto riguarda le strategie possiamo:
  • decidere quale docente ha la possibilità di stabilire un rapporto diverso con i genitori
  • cambiare modalità di approccio: non partire da ciò che non va ma da ciò che “funziona” nel bambino
  • non chiedere un aiuto sull’alunno ma per i docenti, per capire meglio quello che la scuola può fare: riuscendo a comprendere il suo funzionamento è possibile per i docenti “calibrare” meglio anche le richieste didattiche
Anche i genitori più resistenti collaborano quando non si sentono giudicati (involontariamente!) e quando trovano nella scuola la sicurezza di scoprire persone capaci, affidabili, desiderose di trovare soluzioni condivise piuttosto che lamentare solo problemi.
Mantenere l’atteggiamento mentale su ciò che possiamo fare piuttosto che elencare ciò che non va offre a tutti (docenti, genitori e alunni) la possibilità di cambiare, l’opportunità di trasformare un problema in esperienza, l’occasione di aumentare la collaborazione tra le parti, la probabilità di raggiungere l’obiettivo.
Dimenticavo: è importante iniziare un colloquio avendo in mente quale obiettivo si vuole raggiungere!!
 
Manuela Rosci

Commenti

avatar gloria nannerini
+2
 
 
mi viene anche da pensare che a volte i docenti non vogliano o non se la sentano di entrare troppo in merito al problema perchè questo vorrebbe dire mettersi in gioco e a volte il mettersi in gioco spaventa, per moltissime ragioni.
gloria nannerini
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avatar patrizia ruggiero
0
 
 
la comunicazione tra adulti è una comunicazione complessa che richiede specifiche capacità tecniche e relazionali che spesso non sono "naturalmente" compensate da sensibilità ed esperienza.
è fondamentale anche quello che manuela aggiunge in "fondo": tener conto della finalità che pensi abbia la tua comunicazione: "quello che sto dicendo, il modo in cui lo sto facendo, disporrà l'ascoltatore a venirmi incontro in quello che chiedo?"
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